SIGEP RIMINI 2015, QUALI PROSPETTIVE PER I NOSTRI PUBBLICI ESERCIZI.

Nei giorni scorsi si è tenuto, a Rimini Fiera, il salone internazionale delle gelaterie, pasticcerie e panificazione artigianale.E’ stata questa utile occasione, per la nostra Federazione dei Pubblici Esercizi (FIEPET), per organizzare una Presidenza nazionale finalizzato a comprendere le problematiche che nel tempo si ripetono ed “appesantiscono” per i nostri operatori, e dall’altro per valutare tutte le prospettive che, con azioni innovative nei prodotti e nell’organizzazione commerciale, possono ridare slancio a questo importante comparto.

A tale manifestazione, dalla Confesercenti Provinciale di Cosenza, hanno preso parte il Presidente Farina, accompagnato dal dirigente Imbroisi ed i componenti Lupo ed Ollio, della FIEPET Provinciale.

Ai lavori della Presidenza FIEPET sono chiaramente emersi i momenti di difficoltà, consolidati da una forte contrazione delle presenze di consumatori nei nostri esercizi commerciali, nonché l’inasprIMG_3616imento della pressione fiscale complessiva che, con le ultime manovre legislative e regolamentari, hanno scaricato, sui pubblici esercizi e sulle attività commerciali della filiera alimentare (market, macellerie, pescherie, ortofrutta, etc.), il peso di alcuni tributi comunali quale ad esempio la TARI.

La sommatoria di tutte queste difficoltà generano come risultato gli elevati tassi di mortalità delle imprese anche nella nostra Provincia (vedi quadro sinottico allegato).

A queste ed altre criticità, tra tutti la nota difficoltà per i nostri esercenti di accedere al credito, negli ultimi anni si sono sommate problematiche quali forme di abusivismo e di concorrenza sleale.

Tra le prime, abusivismo, alla ormai nota questione dei cosiddetti “circoli e/o club” che, simulando in modo quantomeno fantasioso attività di rilevanza sociale, dilagano nelle aree urbane e centri storici, nei fatti svolgendo attività commerciali pure che vanno dalla somministrazione di bevande a quella, molto più sofisticata, dei pasti. Siccome alla fantasia non si pone freno è emergente una nuova moda, quella delle “cene in casa”; con lo spirito con cui una volta si ospitavano amici per trascorrere piacevoli momenti di convivialità, adesso si imbruttisce il tutto con il meccanismo dell’invito a pagamento. Nei fatti veri e propri ristoranti abusivi.IMG_3611

A queste forme raffinate di ristorazione abusiva, la scorsa Estate, avevamo già dedicato una campagna contro tutte le forme di abusivismo sulle spiagge; dai venditori di ciabatte e costumi, a quelli di cornetti e angurie, per finire a veri e propri ristoranti e bar gestiti come circoli sportivi e culturali (la cultura delle furbizie!!!!).

Per non farci mancare nulla, a far paio con l’abusivismo, si avvitano forme, non meno impattanti, di concorrenza sleale.

Tra tutte, quella che negli ultimi anni, tanto a livello nazionale che sui nostri territori, è rappresentata dall’attività, a volte impropria, degli agriturismi. Questa categoria di esercizi, che non sappiamo se definire agricoli o commerciali, a seguito della legge di settore del 2009 ha nei fatti sviato una nobile finalità di valorizzazione della produzione agricola, accanto alla ben nota azione di sostegno del reddito agricolo, in veri e propri esercizi di ristorazione; tale criticità è stata sicuramente generata da una norma generosa che consente l’utilizzo, nella cucina di un agriturismo, di prodotti agricoli ed agroalimentari (e non solo), a valere su tutto il territorio regionale.

In un momento di grande difficoltà economica, comprensibilmente, le famiglie scoprono maggior interesse per esercizi di ristoro in campagna, ed a prezzi oggettivamente più contenuti. Verò è però che se anche ai nostri ristoratori si desse la possibilità di avere benefici fiscali (poiché, ad esempio, il reddito prodotto negli agriturismi segue i vantaggi di quello agricolo, benefici sugli oneri derivanti dall’assunzione di personale, sui più contenuti parametri di assoggettamento ai tributi locali, etc.), certamente si riuscirebbe a garantire, a prezzi più bassi, e consentitemi di affermarlo, con maggior professionalità, la stessa valorizzazione delle rilevanti produzioni agroalimentari della nostra Regione, per come comunque già viene praticato seppur con grandi sacrifici.

Il Presidente – Vincenzo Farina